attualità (9-12-2018)

VANGELO E ACCOGLIENZA

Chi vuole agitare il Vangelo come un simbolo politico, non può dimenticare che, al cap. 25 di Matteo, Gesù dice: “Tutto quello che avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”. E specifica che i suoi fratelli più piccoli sono: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati. Le parole di Gesù sono nette, soprattutto sull’accoglienza, segno ineliminabile dell’appartenenza al cristianesimo. Ai giusti: “Ero straniero e mi avete accolto”; agli ipocriti: “Ero straniero e non mi avete accolto”.
Anche la Bibbia antica impone norme di questo tenore: “Non molesterai lo straniero né lo opprimerai, perché pure voi siete stati stranieri in terra d’Egitto… Quando uno straniero risiede presso di voi nella vostra terra, non opprimetelo… lo tratterete come il nativo, lo amerai come te stesso” (Esodo 22,20: Levitico 19,33).
Alla radice dell’accoglienza per il cristiano ci sono due cardini fondamentali: la nostra comune radice adamitica: l’uomo e la donna sono immagine del Dio creatore. Nell’umanità uguaglianza e molteplicità, identità e differenza coesistono in comunione, in una sorta di duetto di voci diverse ma armoniche, e non nel duello a cui ci spingono i rigurgiti razzisti e gli slogan brutali e violenti dei social, favoriti da una certa politica.
L’accoglienza per il cristiano ha una base cristologica. Infatti nel Figlio di Dio che è anche Figlio dell’uomo si ha la sorgente della redenzione universale dal male, come dice Gesù a Nicodemo, “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3,16-17). In questa luce non siamo “più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio” (Efesini 2,19).
La teologia cristiana crede che esista anche una rivelazione cosmica, cioè destinata non solo ai credenti, ma all’intera umanità attraverso i segni del creato, ma anche nella coscienza degli uomini e delle donne: i “semi del Verbo” diffusi in ogni cultura.
Tacito, storico pagano di Roma, nei suoi “Annali”, affermava che la fortuna di Roma era dovuta alla concessione della cittadinanza a tutti coloro che provenivano da ogni parte del mondo, mentre Sparta e Atene, pur così potenti, erano decadute a causa della tutela rigida della loro identità, non accogliendo e integrando gli stranieri.

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