Attualità (1-11-2013)

DOVE SONO GLI “ULTIMI”?

Lo scontro tra i partiti, l’instabilità del governo, il destino personale di Silvio Berlusconi, sono da mesi, e continuano ad essere al centro del dibattito politico
La crisi economica, pur grave, è rimasta in secondo piano. Quella sociale, sempre più lacerante, è stata messa addirittura da parte.
Dimenticati e mai nominati gli “ultimi”, coloro che vivono ai margini della società, poveri, coloro che della crisi economica e sociale sono le principali vittime.
Eppure gli ultimi oggi sono più di ieri. Costituiscono il cuore, non i margini, di una società ferita, colpita nel suo benessere e nelle sue prospettive di progresso.
Sono tanti coloro che hanno visto peggiorare la loro condizione, chi ha dovuto smettere la propria attività, chi ha perso il lavoro, chi vive dell’assistenza pubblica, sempre più risicata o di qualche forma di carità, chi è ammalato e non può curarsi, chi ha una pensione così misera da dover scegliere tra pagare il vitto o la bolletta della luce o del gas, chi giorno per giorno non sa come sopravvivere.
Sono sempre più numerose le persone che si rivolgono al nostro Centro “Ti Ascolto” e alla parrocchia, e i cordoni della borsa, proprio in presenza di maggiori necessità, si stringono. Quelli delle istituzioni pubbliche, che tagliano le spese dell’assistenza e dei servizi mantenendo invariate quelle per dirigenti, consulenti e di immagine, quelle delle persone e delle famiglie, perché vedono effettivamente diminuire le loro possibilità e temono di cadere anche loro nella povertà. Quelli che vengono da noi non sono i soliti mendicanti, ma intere famiglie, che finora riuscivano a cavarsela, ed ora non sanno più come sopravvivere.
Eppure la politica, sia a livello nazionale che locale, non se ne è occupata, o, almeno, non con la forza e la determinazione necessarie. Sa parlare solo di se stessa. Tra le dichiarazioni, le minacce, gli attacchi feroci, non si trova nessuna proposta per risolvere la crisi a partire proprio da dove essa appare più lacerante e dolorosa. Gli “ultimi” sono lontani dal pensiero dei politici e degli amministratori, lontanissimi, invisibili.
Quando di loro ha parlato Papa Francesco, le sue parole (“Vergogna!”) sono suonate scandalose in un mondo della politica che ha dimenticato e allontanato una presenza scomoda. L’assenza degli “ultimi” nel dibattito italiano e la loro deliberata esclusione nelle decisioni delle istituzioni del nostro territorio ha dato ancora una volta la misura del distacco della politica dalla realtà della gente. Ha mostrato quanto sia esiguo il collegamento tra la discussione tra i partiti e la tragedia reale e silenziosa della vita di tanti. E non si può sfuggire all’impressione che, se non si ricomincia dalla condizione degli “ultimi”, se questa non diventa oggetto di attenzione con l’adozione di misure concrete, anche la soluzione della crisi economica e politica risulterà di fatto impossibile.
Da noi stiamo già assistendo alle prime schermaglie elettorali, in preparazione alle elezioni amministrative che si terranno in primavera.
Le comunità cristiane non possono assistere passive e indifferenti o schierate a priori per questa o quest’altra parte. Tocca anche a loro portare la discussione dei partiti sui temi di interesse della gente, soprattutto dei più deboli e degli “ultimi”.
E non basta una sensibilità ed una attenzione personale. Bisognerà muoversi insieme, promuovere una cultura ed un movimento collettivo che esercitino una effettiva ed efficace pressione sui programmi e le azioni dei partiti.
E’ un impegno di testimonianza che mira alla trasformazione del mondo verso il regno di Dio, che compete proprio ai fedeli laici, più delle devozioni e delle processioni. E’ uno dei modi con cui si potrebbe cominciare a mettere in atto i numerosi inviti di Papa Francesco a “uscire dalle chiese e dalle sacrestie”, per andare verso “le periferie esistenziali” della vita dell’uomo.
“Noi cristiani, dice il Papa, non possiamo ‘giocare da Pilato’, lavarci le mani”.

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