Attualità (12-08-2018)

LA FEDE: DONO O RISULTATO DI UN NOSTRO IMPEGNO?

La fede è dono di Dio o dipende dall’impegno degli uomini? Essa dipende solo da Dio e, quindi, l’uomo non deve fare nulla, oppure dipende anche dall’uomo e, quindi, Dio non interviene con la sua grazia?
Questo modo di porre la domanda è ingannevole, perché fa della fede una “cosa” e pone in alternativa l’opera di Dio e l’opera dell’uomo: se, infatti, dicessi che la fede è solo un dono di Dio, esalterei la gratuità e la grandezza di Dio, ma rendendo l’uomo passivo vuol dire che Dio non la dona a tutti. E allora ci si domanda: ma se è solo dono di Dio, perché non tutti gli uomini hanno la fede? Vuol dire che Dio non la dona a tutti e che fa delle differenze? O se, viceversa, dicessi che la fede dipende solo dall’impegno degli uomini, esalterei il protagonismo e la risposta dell’uomo, ma renderei ininfluente Dio con la conseguente domanda: ma se è opera degli uomini, allora non serve la grazia di Dio? Vuol dire che la fede è solo un frutto delle opere umane? Dove sta il difetto di impostazione?
In entrambi i modelli di risposta, in fondo si pensa la fede come una “cosa”, un “oggetto”, una specie di “pacco regalo” che dipende solo da colui che fa il dono, e non anche da colui che lo riceve. Quando si dice che “la fede è un dono di Dio”: Dio è buono e fa a tutti, senza differenze i suoi doni. Un dono è qualcosa che viene fatto da uno (Dio) a un altro (uomo), quindi se la fede è un dono di Dio, visto che Dio è imparziale, tutti dovrebbero avercela, come se la fede fosse una specie di cosa da avere.
O, viceversa, se diciamo che “la fede dipende dal nostro impegno e dal nostro sforzo di rispondere a Dio”, affermiamo che dipende dall’uomo decidere di avere o non avere la fede e, quindi non serve la grazia di Dio.
Ma la fede non è una cosa, ma una relazione di vita con Qualcuno: quindi non la si può “avere” indipendentemente dalla libertà e dalla volontà di entrambe le persone coinvolte (io e Dio). Credere, infatti, è entrare in relazione con Dio, seguirlo, costruire la ita sulla “roccia della sua Parola”. E se l’uomo non lo vuole, se preferisce costruire la sua vita “sulla sabbia”, Dio non costringerà nessuno controvoglia, non obbligherà a ricevere il dono del suo Amore. Perché un’amicizia, un amore non si possono imporre, si possono solamente proporre. Per questo non solo non si può obbligare nessuno a credere in Dio, ma Dio stesso vuole essere accolto e scelto liberamente: “se vuoi, vieni e seguimi”.
Alcuni credenti, devoti, ma un po’ ingenui, dicono: “Ah.. se tu vedessi, se tu provassi quello che ho provato io.. di sicuro crederesti”. In verità succede che a Dio si può resistere, si può decidere di dire di no. Credere in Dio è scegliere di fondare la propria vita su di lui e di seguire i suoi insegnamenti come il modo migliore per vivere; e non si può obbligare nessuno ad amare un’altra persona… nemmeno Dio.
“Dio che ti ha creato senza di te, non può e non vuole salvarti senza di te” (S. Agostino).

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