Attualità (14-08-2016)

QUANDO LA FEDE PROVOCA CONFLITTI IN FAMIGLIA

Capita spesso che la fede e la “pratica religiosa” diventino cause di conflitto in famiglia tra i coniugi e tra genitori e figli. E spesso il conflitto si allarga agli stili di vita, alla morale e alla spiritualità personale.
Tante volte il rifiuto della fede ha la sua radice proprio in una fede vissuta in modo chiuso e intransigente dal coniuge o da un genitore.
Un devozionismo bigotto, più che ammirazione e imitazione, suscita disprezzo nei confronti della preghiera. La presunzione di una fede che si atteggia a giudizio nei confronti degli altri giustifica l’espressione di chi si ritiene dispensato dal “praticare” la fede con la scusa che “chi va in chiesa è peggiore degli altri”.
Tante persone oggi si lasciano coinvolgere con uno zelo totalizzante nei filoni di spiritualità legati a presunte rivelazioni o a esperienze mistiche o a fenomeni di massa che si addensano intorno a luoghi particolari di devozione. Colpisce soprattutto una certa rigidità morale di persone che si rifanno ad esperienze di questo genere. Sono rigorismi lontani dallo stile della chiesa proposta da Papa Francesco. E’ frequente incontrare famiglie nelle quali la presenza di una persona che dice di aver fatto un’esperienza forte di fede, diventa meno disponibile al dialogo e più intransigente verso gli altri.
Non meno problematica è l’adesione di un membro della famiglia a movimenti ecclesiali che pretendono un’appartenenza esclusiva, e questa suona come un giudizio nei confronti di chi non si sente di condividere lo stesso impegno.
Non è necessario, per essere d’accordo in famiglia, condividere tutti lo stesso modo di vivere la fede. Un credente deve essere coerente con la propria fede nella propria comunità e nella propria famiglia. Quando però la fede viene ostentata con eccessiva sicurezza con pressioni pesanti verso i propri congiunti e altri membri della comunità, rischia di non essere più una testimonianza, ma di risultare antipatica e quindi di non suscitare interesse, desiderio di conoscenza e di imitazione.
Anche in questi casi entra in questione il rispetto della libertà, della quale Dio ha dotato ogni persona. Anche il mistero del male trova la sua radice nel fatto che Dio ha reso l’uomo talmente simile a sé da renderlo libero di percorrere una strada diversa dal suo progetto di amore.
Dio non vuole servi, ma amici; non sudditi, ma persone libere. Non c’è altra strada che comportarsi come Dio: rispettare la diversità e la libertà delle persone, accettare (che non significa approvare!) la diversità di fede ed i percorsi personali. Anche questo è atteggiamento di misericordia.

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