Attualità (20-09-2015)

LAUDATO SI’.

Guida alla lettura (prima parte)
Il 24 maggio papa Francesco ha reso pubblica la sua enciclica, già annunciata e tanto attesa.
Colpisce subito oltre al titolo, anche il sottotitolo: “sulla cura della casa comune”, con cui ne esplicita il tema.
Col santo di cui porta il nome, il papa riconosce nella terra “una sorella con la quale condividiamo l’esistenza, e una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia” (n.1).
Questa sorella, osserva Francesco “protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla” (n.2).
Non possiamo tirarci indietro di fronte a questo accorato allarme; niente di questo mondo ci può essere indifferente, perché esso è la nostra “casa comune!”
Francesco cita i suoi predecessori e, significativamente, cita anche il “caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, con il quale condividiamo la speranza della piena comunione ecclesiale”, che “ha richiamato l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali, che ci invitano a cercare soluzioni non solo nella tecnica, ma anche in un cambiamento dell’essere umano” (n.9).
Il valore ecumenico e universale dell’enciclica si radica nell’ispirazione del Santo di Assisi, da cui possiamo comprendere che “ se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore o dello sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Se, invece, noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea” (n.12). E’ in gioco il futuro di tutti, ma il Papa insiste su coloro che più di altri pagano il prezzo della crisi ecologica: i poveri. E’ anche in loro nome, oltre che a loro favore, che parla.
Lui stesso presenta la struttura dell’enciclica, in sei capitoli: spazia dai problemi dell’inquinamento, connessi al divario dei velocissimi tempi della tecnologia e quelli lenti della biologia, ai cambiamenti climatici, dagli effetti spesso devastanti, fino al pericoloso diffondersi della “cultura dello scarto”, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura” n.22).
Una delle conseguenze di questi processi è “l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, e che non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa” (n.25).
Le urgenze maggiori sono: la questione dell’acqua, bene primario di cui tanti sono forniti molto al di sotto dei loro bisogni, spesso “trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato”, fino a negare ad alcuni lo stesso “diritto alla vita” (n.30); le ferite spesso irreparabili alla biodiversità, con la conseguente perdita di “risorse estremamente importanti” (n.32); il deterioramento della qualità della vita umana e il degrado sociale, connessi ai danni ambientali; l’”inequità planetaria” (n.48); la sconcertante debolezza delle reazioni che ignorano come “un vero approccio ecologico, diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (n.49).
Francesco affermala necessità di “un’etica delle relazioni internazionali”, che muova dalla costatazione di “un vero debito ecologico, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi” (n. 51). Perciò: “E’ necessario che i Paesi sviluppati contribuiscano a risolvere questo debito, limitando in modo importante il consumo di energia non rinnovabile, e apportando risorse ai paesi più bisognosi per promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile” (n. 52). (continua sul foglio di domenica prossima)

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