Attualità (26-10-2014)

IL SINODO SULLA FAMIGLIA

Si è concluso, domenica 19 ottobre il Sinodo straordinario sulla famiglia. Era stato preparato con un’ampia consultazione in tutte le parrocchie e con dibattiti che avevano coinvolto anche illustri personaggi della chiesa su questioni che, si presumeva, il Sinodo avrebbe dovuto trattare, in particolare l’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati, le coppie di fatto e omosessuali. Questo sinodo avrebbe dovuto solo studiare le situazioni e porre le questioni, ed è rimandata alle prossimo sinodo, che si celebrerà nell’ottobre del 2015, l’elaborazione di decisioni da prendere.
Papa Francesco aveva invitato i membri del sinodo a parlare con “parresia” ( totale sincerità) e così è avvenuto. E’ stato veramente un momento straordinariamente trasparente e aperto nella vita della chiesa, come non succedeva dai tempi del Concilio Vaticano II°, 50 anni fa.
Per volere del Papa è stata pubblicata anche la relazione finale, con i voti, favorevoli e contrari, che hanno avuto ciascuno dei 62 paragrafi di cui è composta. Anche questa è una novità. Finora il sinodo approvava un documento finale che veniva consegnato al Papa, il quale, poi, vi ricavava spunti e proposte per una sua esortazione alla chiesa. Tutto il documento è stato approvato, ma tre paragrafi non hanno raggiunto la maggioranza dei due terzi: il n. 52 e 53 sui divorziati e il n.55 sugli omosessuali. Ciò non vuol dire che i tre punti sono stati bocciati, perché hanno avuto comunque la maggioranza relativa, ma su questi punti, in questo anno, prima del prossimo sinodo, si dovrà ancora riflettere e operare un discernimento approfondito.
Ma l’aspetto più rilevante che dobbiamo cogliere dal Sinodo è quello di una chiesa che comincia a discutere e a confrontarsi apertamente. Il sinodo è stato celebrato con riservatezza per tutelare la libertà di espressione dei membri, ma comunicato con grande trasparenza nei suoi passaggi fondamentali. E’ stato un dibattito vero: il primo della storia dei sinodi della chiesa cattolica. Proprio questo voleva Papa Francesco: “dare inizio a processi”. In questo senso il sinodo è riuscito. Ora inizia un lungo viaggio, ldi 12 mesi, fino al sinodo dell’ottobre 2015.
Dopo molti anni la chiesa ricomincia a guardare avanti e a ragionare su questioni che il Concilio Vaticano II° non aveva potuto affrontare.
E’ un nuovo metodo di fare chiesa, che Papa Francesco vuole proporre e insegnare anche alle comunità locali: il metodo “sinodale” (sinodo vuol dire proprio “camminare insieme”): quello, cioè, dove le situazioni si discutono e poi si prendono insieme le decisioni. E’ il metodo che ultimamente abbiamo cercato di attuare anche noi, pur tra opposizioni, contestazioni e chiacchiere in privato e sulla stampa, da parte preminentemente di persone che non partecipano attivamente alla vita della comunità, ma vogliono che essa continui a vivere come sempre e pretendono di fruire di beni e servizi che ka comunità vorrebbe usare in maniera diversa.
Ancora una volta ci rendiamo conto che la questione non è solo quella tra conservatori e innovatori nella chiesa, ma tra chi vuole servire e servirsi di essa, di disinteressandosi ad un atteggiamento fondamentale: la disponibilità e la capacità di ascoltare, dialogare, servire e costruire insieme la comunità.

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