Attualità (28-07-2013)

VOLONTARIATO E ISTITUZIONI

Fatti e situazioni verificatesi recentemente sul nostro territorio spingono a porci alcune domande sulla identità e il ruolo del volontariato e il suo rapporto con le istituzioni pubbliche.
In una società progredita, come crede di essere la nostra, nella quale gran parte dei servizi sono garantiti dalle istituzioni pubbliche, le quali si avvalgono anche della collaborazione di organizzazioni di cittadini, come confraternite, cooperative, associazioni, fondazioni, le quali spesso per garantire la continuità, la qualità e la professionalità del servizio debbono fornirsi di una struttura operativa con dipendenti e collaboratori stipendiati. E’ quello che viene chiamato “terzo settore”, o “no profit”, nel senso che le organizzazioni non traggono dalle attività profitti da spartire tra i soci. Queste organizzazioni operano nei servizi, ma non in maniera totalmente gratuita.
E’ una realtà utilissima e necessaria, ma dalla quale è bene distinguere il volontariato che deve continuare a mantenere la caratteristica fondamentale della gratuità.
Se il “privato sociale”, per poter operare ha bisogno di un rapporto strutturato e burocratico con le istituzioni (ASL, Comune), la gratuità dà al volontariato una maggiore libertà nei confronti di queste, un ruolo di “coscienza critica” e di difesa e promozione dei diritti dei più deboli, proprio perché il volontariato non pone al centro l’istituzi9one e la struttura, ma la persona e la comunità.
Nelle strutture, il malato, l’anziano, il povero, sono spesso costretti a subire le scelte che per loro vengono fatte da chi teoricamente sarebbe addetto al loro servizio, ma poi, molto spesso accade che le esigenze di chi serve prevalgono su quelle che dovrebbe essere servito.
Il volontariato deve assumersi anche il compito di farsi portavoce degli interessi delle persone appartenenti alle categorie deboli, che contano poco in termini di voti. Molte volte queste persone non sono in grado di conoscere né di accedere agli uffici che dovrebbero assisterle. Per assumere questo ruolo di promozione e di tutela dei diritti ci sono certamente delle difficoltà.
Oltre all’insufficiente consapevolezza del ruolo e all’insufficiente maturazione sociale e politica, sembra prevalere, nel volontariato, la difficoltà di diventare controparte delle istituzioni e contrapporsi ad esse nel servizio.
Finchè il volontariato assolve le funzioni di “tappabuchi”, viene generalmente ben accettato da tutti, ma l’assunzione del ruolo di tutela dei diritti può guastare i rapporti con le istituzioni e i loro operatori.
Le istituzioni tendono a tenere dalla loro parte il volontariato, presentandosi benevole e accondiscendenti nei suoi confronti, non accettano di buon grado denunce di violazioni dovute, ad esempio, a scelte come restrizioni del bilancio e organizzazione dei servizi e tendono così ad escludere dalla loro considerazione le organizzazioni di volontariato non allineate. La questione, in questo modo, va a riguardare la stessa democrazia.
E’ dovere del volontariato denunciare omissioni e fatti anche a costo di rompere i rapporti con l’istituzione e andare a svolgere altrove il proprio servizio o ridurlo sulla base delle risorse provenienti da altre fonti.
Il volontariato promuove e tutela i diritti, promuovendo anche la cultura della solidarietà e lo sviluppo delle reti informali di solidarietà di base, diventando e promuovendo così una vera e propria forma di partecipazione non solo al potere, ma, soprattutto, al servizio.
Garanzia di libertà nei confronti delle istituzioni è la possibilità di reperire le risorse economiche necessarie prevalentemente dalla comunità, piuttosto che dalle istituzioni.
Ciò richiede informazione precisa e costante della comunità sui bisogni affrontati e la massima trasparenza con informazioni precise e periodiche sulle risorse ricevute e sul loro uso.
Il coinvolgimento della comunità è importante anche per le azioni di tutela dei diritti che il volontariato intraprende. Contare sul peso politico dei volontari, dei familiari, degli amici, della comunità vuol dire creare consenso e orientare voti. E questi sono oggetto di grande attenzione da parte di coloro che, eletti, governano le istituzioni.

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