Attualità (29-04-2018)

UNITI A CRISTO COME IL TRALCIO ALLA VITE

Sono capace di rendere presente Dio nella mia vita? Le mie parole, i miei gesti, i miei silenzi e la mia vita interiore sono impegnati nella mia relazione con Dio?
Non basta che io segua tutte le indicazioni per essere un “buon cristiano”: devo prima di tutto lasciare che Dio abiti in me e che io abiti in lui. Solo così nascerà una relazione unica e originale.
Dio sarà presente attraverso di me con tutto quello che io sono. Trasmetterò la “vita di Dio” a mio modo. Se dunque si crea un’intimità fra Dio e ciascuno di noi, questa linfa vitale potrà circolare dalle radici fino ai tralci.
Per il tralcio essere collegato alla vite è una questione di vita. Collegato alla vite riceve la linfa che lo fa vivere. Separato dalla vite sperimenta una morte progressiva.. Collegato alla vite, ha la possibilità di raggiungere una pienezza: germogli, fiori e frutti. Separato dalla vite è condannato ad essere sterile.
L’immagine del tralcio e della vite ci fa riflettere sulla nostra relazione con Cristo, su ciò che conta veramente nella nostra esistenza. Consideriamo veramente questo rapporto come fondamentale, oppure esso costituisce uno dei tanti elementi dello scenario della nostra vita? Che cosa siamo disposti a sacrificare pur di conservarlo. Che cosa dimostra l’attenzione e la cura che gli riserviamo? E quali sono i frutti, le conseguenze di questa relazione?
Il tempo pasquale ci conduce ad approfondire la nostra essenza di credenti, di discepoli del Risorto. E in tal modo ci aiuta a crescere nella fede. Sì, perché essa non corrisponde solamente ad una accettazione di alcune verità, ma è prima di tutto e soprattutto una relazione unica, un’alleanza, un’offerta di grazia che è stata accolta con gioia, attraverso una decisione che cambia l’esistenza.
Relazione unica, ma non una delle tante. Per quello che offre, naturalmente. Solo questa relazione trasforma la nostra fragilità e la nostra debolezza in un coraggio pieno di fiducia. Solo questa relazione ci permette di far fronte ai frangenti oscuri e drammatici, senza venir meno, animati dalla speranza. Ma questa relazione è unica, di conseguenza, anche per quello che esige. Non può bastarle il pagamento di un pedaggio rituale, né una generica adesione, e neppure una serie di tradizioni. Si tratta di una relazione che investe cuore ed intelletto, volontà e sentimenti, atteggiamenti e scelte concrete,
Questo è l’amore per Dio che ci viene comandato. Ed è la risposta ad un amore smisurato che ci è stato da lui offerto per primo, in Cristo. Si tratta di un rapporto stabile, intimo e profondo. Ad ogni discepolo viene chiesto di ”dimorare” in Cristo, facendo “dimorare” le sue parole nella propria vita. Ad ogni discepolo viene donata la possibilità di essere “abitato” da una forza e da una pace sconosciute.

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