Attualità (3-09-2017)

PARROCCHIA, GRUPPI,  AGGREGAZIONI, CONFRATERNITE

La parrocchia è cellula base dell’articolazione della chiesa nel territorio. Le associazioni che in essa si inseriscono sono aiutati ad incarnare il loro carisma (la loro specificità) in mezzo al popolo di Dio, in sinergia con altri carismi ed esperienze.
Ultimamente a questo rapporto tra parrocchia e associazioni, con le “unità pastorali”, si aggiunge anche quello tra le parrocchie che, in precedenza, erano autonome, intorno alla propria chiesa, al proprio campanile e al proprio parroco, ed ora sono chiamate ad unirsi e a collaborare. La parrocchia viene così ad essere una “comunità di comunità”, una realtà comunitaria posta tra le case degli uomini che aggrega persone e comunità diverse intorno alla Parola, alla mensa eucaristica, al servizio della carità fraterna.
Al termine “unità pastorale” ora si va sostituendo quello di “comunità pastorale”, all’interno della quale comunità, aggregazioni e confraternite esprimono la multiforme manifestazione dei doni dati dallo Spirito santo, e aiutano la grande comunità pastorale a vivere spazi, tempi, occasioni a dimensione relazionale fraterna. La comunità pastorale, essendo chiesa che vive tra le case degli uomini, conosce stati virtuosi del suo vivere e stati che mostrano, invece, malesseri e vere e proprie piaghe. A volte la comunità sembra più un condominio dove gruppi e aggregazioni occupano appartamenti e spazi di proprietà privata e dove al parroco si chiede di svolgere compiti e funzioni da amministratore condominiale. I membri e i responsabili delle aggregazioni dovrebbero evitare di generare disguidi, incomprensioni, scontri col parroco e con gli altri operatori pastorali. Qualche volta sembra che i confini della chiesa cattolica coincidano con quelli dell’aggregazione; e allora l’esperienza della fede viene inficiata di settarismo, chiusura, immaturità ecclesiale. La comunità pastorale, a sua volta, dovrebbe lasciarsi interrogare maggiormente dalle domande inquietanti degli uomini di oggi; dovrebbe essere, insieme alla famiglia, il luogo ordinario della comunicazione della fede, superando l’impostazione monolitica, devozionale e tradizionalistica.
Questi ed altri limiti rendono la comunità indebolita, affaticata, ammalata di individualismo e di divisione. Una simile comunità ha bisogno di medicine e di integratori (alimentari) che favoriscano lo spirito di comunità e di servizio. Ne elenchiamo alcuni:
Corresponsabilità e partecipazione: sono concetti che riconducono al valore positivo della presenza di realtà diverse e al loro prender parte responsabilmente alla missione pastorale della parrocchia.
Umiltà e disinteresse : sono atteggiamenti evangelici che apprendiamo direttamente dall’ascolto e dalla meditazione della parola di Dio e dalla contemplazione della persona di Gesù, da cui scaturisce l’annuncio comunitario di un nuovo umanesimo.
Dialogo e ascolto. La conoscenza e la complementarietà delle aggregazioni richiedono la ricerca di una comunicazione sana, aperta, fiduciosa, rispettosa della identità e della storia di ciascuno, mediante un dialogo ritenuto come risorsa e non come rimedio o necessità strategica.
Collegialità e disciplina. La parrocchia è chiesa locale, connotata dalla ecclesialità, che comporta il carisma e l’istituzione; ciò esige che da parte del parroco ci sia disponibilità ad accogliere la dimensione collegiale della partecipazione dei fedeli laici alla cura pastorale della comunità, e, dall’altra, esige che il laicato maturi il riconoscimento del ruolo guida dei pastori e delle indicazioni pastorali proposte dalla comunità pastorale e dalla diocesi.
Può sembrare un cammino difficile. Ciò può essere vero se si dimentica l’opera dello Spirito che agisce e compie il suo cammino al di là dei nostri meriti e delle nostre azioni. La parrocchia, “comunione di comunità” è simile ad un’orchestra in cui il popolo di Dio e pastori sono insieme impegnati ad eseguire la meravigliosa sinfonia della comunità di Dio donata a noi, facendo risuonare le bellissime note musicali delle nostre relazioni ricche di convivialità fraterna e di carità pastorale, a patto che ognuno si limiti a suonare bene il proprio strumento, non prevalga sugli altri ed interpreti lo spartito seguendo le indicazioni dell’unico maestro. Allora sarà una bella musica!

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