Attualità (5-07-2015)

UN PO’ DI STORIA ….
LA PROCESSIONE DEI BRUCI

Negli anni trenta – quaranta in quella Massarosa agricola, si faceva la Processione dei bruci: si faceva poiché nella mentalità dei contadini di quel tempo si mischiava la Religione con il profano.
Il bruco era il nome volgare di quel piccolo insetto che attaccava l’oliva e la seccava: l’Agronomo non aveva ancora trovata una medicina per combatterla e così il contadino pensò di scomodare la Chiesa e quella, sia pure con scetticismo volle accontentare i suoi fedeli e decisero di fare quella Processione “poiché era sempre un rivolgersi a Dio con la Preghiera”, con la speranza che non facesse attaccare le piante degli olivi da quei dannati bruchi.
In Sacrestia il Proposto ne parlò con il Cappellano e assieme decisero il pezzo da leggere dalla Sacra scrittura e il tipo di Benedizione.
La Processione dei bruci ebbe inizio alla prima sfioritura della pianta e per il percorso fu scelto di dare inizio dal colle di San Jacopo, per poi proseguire con Casa Checchi, Castellaccio, Sterpeti, Goro e per ultimo al Monticello, dove stavano ad attendere il Cappellano i padroni dell’oliveto: erano in ansia e recitavano in silenzio qualche Pater Nostro e qualche Ave Maria, ma alla vista della Croce portata dal Chierichetto, si toglievano il cappello e si segnavano.
La mattina prima che spuntasse il sole, il Cappellano e un paio di Chierichetti “uno con la Croce e uno con il secchiello dell’acqua benedetta” e un bel gruppo di giovani fedeli partivano per la prima Benedizione: arrivati sul posto, il Cappellano leggeva una preghiera e poi il Chierichetto gli porgeva il secchiello con immerso il pennello e lui dava un paio di spennellate a destra, al centro e a sinistra, “qualche scettico sorrideva, ma dentro di se sperava nella misericordia del Signore”: la Processione poi proseguiva verso un altro oliveto e lungo il percorso i giovani per esorcizzare la fatica si esibivano con qualche stornello e qualche canzone in voga. Quando stavano per benedire l’ultimo Oliveto, si stava facendo giorno e il Cappellano ansimando per la fatica, recitava l’ultima preghiera, ma questa volta a fatica dava le ultime pennellate. Al ritorno i giovani davano qualche cenno di canto ma poi rinunciavano “il fiato l’avevano lasciato in quel lungo percorso, ma ciò nonostante erano felici e sorridenti. In quel gruppo di fedeli c’era chi lungo il percorso, cercava di conquistare una di quelle giovani che partecipava e debbo dire che ce ne erano di molto carine “e non era tempo perso, poiché in quel tempo che per parlare con una ragazza le occasioni erano poche e così grazie al Bruco ci nasceva un fidanzamento”, ma anche il Bruco qualche anno non si vedeva, si poteva pensare che fosse un caso, ma perché no attribuire il successo a quelle spennellate di Acqua Santa, bastava avere fede e dal Signore potevamo attenderci quello e molto altro.
Durò per molti anni quel connubio con il Sacro e il Profano, con dei risultati alternati, ma in quel tempo di poca cultura e di tanta ingenuità, quella Processione era una speranza, e si protrasse fino a che la scienza mise sul mercato i famosi veleni, che furono ottimi per debellare il Bruco, ma dannosi per chi li doveva erogare, fino a quando furono usate alcune varietà di maschere.
Questa era la così detta Processione dei Bruci, che mise in dubbio la sua validità, ma in quel tempo di poche alternative, qualcosa di reale accadeva, ed era l’occasione di socializzare, di camminare all’aria aperta, di cantare e Pregare: “Ben venga ancora oggi qualcosa di simile, per riportare la gente a frequentare la Chiesa e pregare il Signore, che ce n’è molto bisogno”: basta leggere qualche quotidiano e guardare la televisione, per rendersi conto che la vita non ha più nessun valore, mentre si sta stravolgendo la vera etica della Famiglia, come ce l’aveva insegnata il Signore.

Solimano Berrettoni

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