Attualità (6-08-2017)

PUNIRE LA SOLIDARIETA’

Sul fronte del rapporto con i migranti e della tutela dei loro diritti stiamo assistendo ad una preoccupante regressione culturale.
A fine marzo 2017, a Ventimiglia, meta da anni di migranti che vogliono spostarsi in Francia, tre attivisti sono stati denunciati per aver portato del cibo ad alcuni cittadini stranieri, contravvenendo a un’ordinanza del sindaco. Per fortuna la società civile ha reagito immediatamente con un appello che ricordava senza mezzi termini che dar da mangiare a chi ha fame è, da sempre, il gesto fondamentale della solidarietà.
Punire la solidarietà o impedirne l’esercizio mette in pericolo i principi e i valori minimi di umanità e civiltà. Un mese dopo, l’ordinanza veniva revocata.
Il fatto rivela, comunque, come il migrante viene sempre più percepito come il nemico contro cui combattere, a costo di porre sotto assedio la sua esistenza, magari attraverso la vecchia tattica militare che mira a piegare il nemico per fame e per sete.
In questi giorni il diffuso clima di sospetto e il tentativo di mettere a regime le ONG (Organizzazioni non governative) ha il chiaro obiettivo di criminalizzare la solidarietà e di metterla sotto controllo della polizia giudiziaria (armata!).
L’incapacità dell’Europa a farsi carico del fenomeno, il netto rifiuto di paesi membri che hanno eretto muri e reticolati, ha portato a cercare soluzioni militari. E’ questo il senso del patto concluso dall’Italia col governo di Tripoli: fermare con la guardia costiera libica, supportata da navi da guerra della Marina Italiana, il flusso di uomini, donne, ragazzi che fuggono da guerre, fame, siccità, mancanza di diritti, e cercano in Europa una migliore condizione di vita.
Magistrati che salgono alla ribalta rivelando ai mezzi di comunicazione non esiti di indagini, ma sospetti di collusione delle ong con i trafficanti, politici che alzano polveroni allo scopo di sfruttare le facili paure dei cittadini per acquistare i loro consensi…
Le vicende giudiziarie riguardanti Mafia capitale e la Misericordia di Isola Capo Rizzuto (Crotone) dimostrano quanto sia concreto il rischio di abusi e di collegamenti con la criminalità organizzata. Si tratta però di “soliti noti”, già oggetto, in passato di indagini. Viene allora da chiedersi perché non si sia intervenuti prima. E’ evidente l’incapacità delle istituzioni a monitorare i soggetti cui vengono affidati gli appalti dell’accoglienza: La costante emergenza porta le prefetture a preoccuparsi esclusivamente di reperire posti a costo anche di stiparli in grandi numeri in centri che non sono in grado di dare adeguata accoglienza.
La soluzione di piccole accoglienze, sparse sul territorio, coinvolgendo i comuni e le comunità locali risulta sempre essere la migliore e quella che dà migliori risultati. Tuttavia in qualche caso amministrazioni e gruppi di cittadini ideologizzati non perdono l’occasione di screditare tale solidarietà.

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