Attualità (7-05-2017)

LA RELAZIONE COL PASTORE

L’esperienza religiosa può assumere molti volti. Anche quello del commercio, quando ci si illude di essere a posto perché si è pagato il “pedaggio” dovuto, e quindi ci si attende di ricevere qualcosa in cambio. Anche quello dell’idolatria, quando si ritiene di poter mettere le mani su Dio per il semplice fatto che ci si trascina dietro un suo simulacro, una sua immagine. O ancora quello della costruzione psicologica, quando proiettiamo su Dio l’immagine che ci siamo costruita noi, secondo i nostri bisogni e le nostre attese.
Non è vero che qualsiasi esperienza religiosa va bene. Noi abbiamo purtroppo sotto gli occhi gli effetti devastanti del fondamentalismo, del rigorismo, di un devozionalismo selvaggio.
Gesù ci chiede oggi di vivere la nostra esperienza religiosa nel segno della relazione, di una relazione che si rivolge a lui, che “passa” attraverso di lui.
Certo, vivere una relazione non è facile: comprare un idolo, pagare un pedaggio, costruirsi un’immagine a proprio uso e consumo è molto più immediato. Ma non è cos’ che possiamo avere una comuniuone benefica e vitale con il Dio vero.
Certo, vivere una relazione è impegnativo: ci si misura col tempo, con la durata, si deve fare i conti con l’altro ( e questa volta c’è un Altro con l’iniziale maiuscola), ci deve essere una minima disponibilità al dialogo, una continuità. Liquidare tutto con una pratica periodica o saltuaria, a seconda delle necessità, è molto più spontaneo. Ma non è detto che in questo modo si viva in alleanza con Dio.
L’immagine del pastore si presta molto bene ad esprimere alcuni aspetti importanti della nostra relazione con Gesù.
-Che cosa fa infatti il pastore? Chiama le sue pecore “una per una”, le conduce fuori, cammina davanti a loro.
– E cosa fanno le pecore? Ascoltano la sua voce e lo seguono. Perché? Perché conoscono la sua voce.
Verbi semplici: chiamare/ascoltare, condurre/camminare/seguire, conoscere. Verbi quotidiani nella vita di un gregge, verbi quotidiani per ogni credente.
Gesù ci invita a coniugare questi verbi con la nostra esistenza di ogni giorno.
Nel segno dell’ascolto, del dialogo con lui. Così viene da domandarsi: quando “passiamo” per la Scrittura, quando ascoltiamo la parola di Dio, arriviamo poi a lui? Oppure siamo tutti presi dal testo o dalla parola al punto da dimenticarci di Colui che parla?
Nel segno della sequela, del lasciarsi guidare e condurre, Così viene da chiedersi: il nostro rapporto con lui produce un cambiamento oppure restiamo lì dove siamo? Ci lasciamo smuovere dalle nostre posizioni, ci lasciamo mettere in movimento?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

Visite

Visite 1.387

Giorni nell'intervallo 28

Media visite giornaliere 50

Da una qualsiasi SERP 0

IP unici 510

Ultimi 30 minuti 1

Oggi 118

Ieri 98