Attualità (7-06-2015)

Una bella tradizione

(Che svanì come nebbia al sole)
Eravamo negli anni trenta quando la Parrocchia di Massarosa, Piano di Mommio e Camaiore si alternavano nel fare la Processione di Gesù Morto “un anno la faceva uno di questi paesi e l’altro anno la faceva l’altro e così via, per poi ricominciare nella stessa maniera” .
Era una Processione che veniva fatta di sera e ognuno di questi paesi faceva a “gara” per chi la faceva più bella e molta gente di quei paesi che quell’anno non la facevano, andavano a vedere quella del paese che la faceva, e poi ne davano un giudizio personale (che era sempre di compiacimento, per la bella riuscita di quella Processione).
Io ne ho viste due soltanto di quelle Processioni, poiché non venne più fatta “mi sembra per la guerra”.
Però voglio ricordarla, vista dagli occhi di un ragazzo: avevo 10 anni e come tanti miei coetanei e di qualche anno in meno e in più, volevamo partecipare a quella Processione, perché i ragazzi erano quelli che portavano diversi cartelli, con scritte appartenenti alla Crocefissione di Gesù e per noi più che portare un simbolo molto importante, ne facevamo un divertimento, una passerella, una esibizione. Ricordo di quando mia madre il giovedì mi portava in Parrocchia, per scegliere il cartello o l’oggetto che mi piaceva portare in Processione “a me sarebbe piaciuto portare la grande Croce con tutti i simboli che facevano parte della Crocefissione, ma quando il Parroco con lo sguardo “di quello che sa dove và a cascare l’asino” mi porgeva la Croce io non ce la facevo ad alzarla, mi sembrava fosse piantata a terra, il Parroco sorrideva ed io rimanevo con il broncio e la rabbia e dovevo ripiegare su di un altro oggetto.
La prima volta scelsi un cartello dove c’era scritto ho sete! Era un cartello di cartone bianco con la scritta in nero fissato ad un paletto in legno rettangolare e molto leggero, io quando l’avevo in casa lo guardavo , riguardavo e fremevo per l’ansia di portarlo in Processione, ma la sera della Processione, ogni anno avevo un attacco di asma bronchiale “di cui ne ero sottoposto fin dalla tenera età” e avevo degli attacchi improvvisi con quelle caratteristiche di sete d’aria e per combatterli la medicina di quel tempo, aveva soltanto una polverina da bruciare per poi respirarne il fumo, che era cattivo e procurava la perdita di appetito “ma non ne potevo fare a meno” così io piangevo perché dovevo rinunciare ad andare in Processione, mentre mia madre cercava di alleviarmi la sofferenza, e una mia zia, sorella di mia madre “che era venuta dal suo paese per vedere la Processione” doveva riportare il cartello in Parrocchia e per gli ultimi due anni mi accadde la stessa cosa e così rimase in me una forte delusione, che molte volte mi torna alla mente ancora da molto anziano.
Nonostante che la sera non potessi partecipare alla Processione, mi guardavo tutti i preparativi della vigilia che facevano i miei paesani: c’era una presenza molto numerosa di donne, uomini, giovani e ragazzi, chi puliva la strada sterrata, chi levava dai muri non scialbati il velucchioro, capperi, vetriolo ed altre erbe rampicanti spontanee, chi preparava i vari e piccoli contenitori di olio per farne dei lumini, chi ci metteva l’olio e lo stoppino, chi le collocava, sui poggi erbosi del paese, chi sui davanzali delle proprie finestre, chi lungo la strada e chi la sera prima che passasse la Processione li accendeva: ricordo quando la sera al buio di quel tempo, con la poca pubblica illuminazione, il centro del paese diventava come fosse un paese incantato, per quelle fiammelle tremolanti e quelle palline di luce pallida, alcune sorvolate da qualche falena, pur troppo io vedevo soltanto quelle vicine alla mia casa, dalla finestra della mia camera.
Erano circa le otto di sera quando sentivo le campane del Campanile della Chiesa, che suonando avvertivano che la Processione stava per partire e da quel doppio iniziava la gente ad accendere le migliaia di lumini e anche da molto lontano, si sentiva a voce del Proposto che recitava le preghiere, mentre la gente in Processione le rispondeva. Quelle voci si diffondevano per il paese, un paese che per quell’evento era sprofondato nel silenzio assoluto “non si sentiva il vociare dei ragazzi e qualche voce di donna che li rimproverava o li chiamava per portarli a letto, che sentivamo le altre sere” e sembrava che quelle preghiere volassero nell’aria, spostandosi lentamente da una parte all’altra del paese e io pensavo a quelle persone anziane, l’uomo con il cappello oppure senza, con quella capigliatura bianco latte tagliata corta, gli occhi umidi ma attenti e quelli che ciccavano avevano smesso ma erano rimaste ai lati della bocca quei due righi di nicotina di color ruggine, mentre le donne anziane, con i loro lunghi abiti neri che poggiavano sulla tomaio della babbuccia, il fazzoletto nero in capo e legato stretto sotto il mento, che lasciavo scoperto soltanto l’ovale del volto, quel volto increspato e incartapecorito, ma gli occhi che si erano impiccoliti, ma sempre attenti ed espressivi: poi ricordavo quelle in precaria salute “ma che non volevano rinunciare di vedere quella Processione” e le ricordavo ritte sulla porta di casa o affacciate alla finestra di camera o del salotto, oppure sedute sopra quel muretto che stava di fianco alla porta d’ingresso alla cucina o sedute sopra una scranna che stava sull’uscio di casa, ben protette dagli spifferi d’aria della notte, mentre stavano guardando passare la Processione.
Sono ricordi che infondono agli anziani che li avevano visti, una ventata di giovinezza che ridà la carica come si dava a quei grammofoni a tromba, mentre stavano per fermarsi, incutendo linfa nuova e coraggio per proseguire la loro vita che si era complicata.
Molte volte penso ad alcuni ragazzi d’oggi, che cosa potranno ricordare di quando erano ragazzi: una mente confusa dall’uso sproporzionato dei telefonini, dalla scontentezza cronica, dai fatti di cronaca nera più spaventosi, dall’uso di qualche spinello e qualche droga “magari leggera” ma sempre devastante.
E tutto quello che sta accadendo lo dobbiamo alla perdita del timor di Dio: è da molto tempo che vedendo quello che sta a succedere nel mondo , mi viene da pensare che sia un castigo di Dio, ma poi dico: lui è troppo misericordioso e non lo farebbe mai, ci aspetterà quando saremo da lui per il giudizio Universale. Tutto quello che sta accadendo oggi è dovuto soltanto a l’’uomo, che sta tirando fuori dal suo inconscio, l’stinto animalesco “che fa parte del nostro regno”.
Per un Cattolico dovrà solo pregare, che l’’uomo si ravveda e possa distinguere il bene dal male, così soltanto si potrà rispettare la vita che il Signore ci ha donato e comportarsi come lui ci aveva insegnato con i Comandamenti.
Solimano Berrettoni
Massarosa 26 – 05 – 2015.

POESIE
QUANDO
Quando non sono più niente per nessuno
fa che per Te sia importante
quando sono sola, Tienimi compagnia
quando dubito dammi certezza
quando arriverà l’incontro con Te,
Ti prego abbracciami.
                                         Miriam

Sorridi
sorridi al sorgere del sole
sorridi ad un fiore che sboccia
sorridi al fratello che ti viene incontro
Sorridi alla vita che ti è stata donata
E che merita il tuo sorriso…
                                           Miriam

Tutti coloro (piccoli e grandi) che vogliono inviarci poesie, racconti, storie possono farlo inviandoli all’email
galletti65@gmail.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

Visite

Visite 1.205

Giorni nell'intervallo 28

Media visite giornaliere 43

Da una qualsiasi SERP 1

IP unici 379

Ultimi 30 minuti 1

Oggi 16

Ieri 62