Attualità (8-11-2015)

CHIACCHIERE E  PETTEGOLEZZI

“Le chiacchiere danneggiano la qualità delle persone, danneggiano la qualità del lavoro e dell’ambiente”. Con queste parole Papa Francesco si rivolgeva alla Curia romana nel dicembre del 2013, pochi mesi dopo la sua elezione. Su questo tema è ritornato diverse altre volte, a significare che il chiacchiericcio è una piaga ricorrente nel mondo ecclesiale, e non solo. Proprio in questi giorni è ritornato di grande attualità.
Nessun ambiente ne è del tutto esente e neppure nessuna persona, religiosa o no. Chiunque deve farci i conti, sia perché si trovi dalla parte del pettegolo che da quella della vittima.
Perché si spettegola? A che cosa serve? Si può smettere? E come?
Il pettegolezzo serve a mantenere la coesione sociale di un gruppo, serve a difendersi da minacce che potrebbero minare il potere e l’immagine di un gruppo di persone.
Fabrizio De Andrè, nella sua simpatica canzone Bocca di Rosa, narra l’arrivo in un piccolo paese di una donna che seduce i mariti delle altre scatenando un putiferio. Il comportamento della nuova venuta, infatti, attenta alla coesione sociale della piccola comunità paesana, che cerca di difendersi spettegolando su di lei. Le donne del paesino sparlano perché si rendono conto che stanno perdendo il controllo della situazione e il potere che avevano e vogliono ristabilirlo. Non basta un pettegolo per fare un pettegolezzo: ci vuole sempre qualcosa che, nella percezione del singolo o del gruppo, attenti alla coesione sociale del gruppo stesso. Nel caso del Vaticano è chiaro il sentimento di alcune persone che sentono minacciato il loro potere e la loro affermazione dalle decisioni di Francesco e cercano di difendersi con il pettegolezzo, diffuso ad ampio raggio.
E’ evidente che il pettegolezzo non è diffuso solo da coloro che rivelano documenti e conversazioni riservati, ma anche da chi li diffonde e li pubblica, nonostante le dichiarazioni di stampo diverso fatte dagli autori dei libri. Molte delle persone che praticano il pettegolezzo sono insoddisfatte o deluse da decisioni che non rispondono alle loro attese.
Ritornando alla canzone di De Andrè, la donna che alla fine riesce ad espellere dal paesino Bocca di Rosa è “la donna mai stata moglie, senza mai figli, senza più voglie”, insomma lo stereotipo della “zitella”, che in realtà non è necessariamente una donna né una persona non sposata, ma chi vive in maniera non soddisfacente la propria condizione. Le “zitelle” –il termine si usa quasi esclusivamente al femminile, ma si può applicare anche a maschi- personificano l’idea della frustrazione, del risentimento: sono persone che vivono la vita come una perenne ricerca di risarcimento.
In genere, quando una persona è abbastanza soddisfatta di sé e della sua posizione non ha bisogno del pettegolezzo, che, invece, è segno di insoddisfazione, di gelosia e di invidia, di risentimento e di aggressività.Nella chiesa forse il chiacchiericcio è più diffuso che in altri ambienti perché ci sono tanti “zitelli”, persone, cioè che non vivono positivamente il celibato , ma anche tante persone, consacrati e laici, ambiziose che mirano a posizioni, anche molto piccole, di potere e di privilegio.

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