Attualità (9-11-2014)

I BAMBINI ALLA MESSA

Pur cercando di trovare un modo di celebrare e di parlare che sia comprensibile a tutti, soprattutto ai più piccoli, capita molto spesso che qualche bambino che partecipa alla messa ne lamenti, con i suoi genitori, la lunghezza e l’impossibilità a comprendere parole e gesti: “quanto dura ancora?”. “Quando finisce?”
Per i bimbi spesso la celebrazione della messa è proprio noiosa. I genitori cercano di vivacizzarla con la monetina da mettere nel cestino al momento dell’offertorio e con la partecipazione alla presentazione dei doni; abbiamo cercato di raccogliere a sé i bambini al momento dell’omelia per una spiegazione più adatta a loro; ma poi tutto il resto resta lontano dalla loro attenzione e dal loro interesse.
Potrebbe essere opportuna una iniziazione progressiva: per esempio: farli partecipare solo alla liturgia della parola e poi congedarli, e farli partecipare alla liturgia eucaristica quando sono prossimi alla prima comunione.
Si potrebbero vivacizzare i canti battendo le mani, accompagnarli con vari strumenti… ma è ancora difficile.
Alcuni genitori, anche credenti e praticanti si scoraggiano, ritengono che non sia giusto obbligarli, e li lasciano a casa, magari a guardare la televisione, salvo poi ricordare con nostalgia i tempi in cui loro, bambini, andavano alla messa la mattina presto per la novena di Natale e in altre occasioni.
Le questioni sono almeno due: una è la capacità delle celebrazioni di essere alla portata dei bambini; l’altra è la distanza e la scarsa comprensione che i genitori per primi hanno verso le celebrazioni.
I nostri bambini non sono più abituati a scene di lunga durata, esigono un susseguirsi veloce di atti, azioni e atteggiamenti; hanno scarsa propensione all’ascolto, alla osservazione, alla riflessione… sono fatti così!
Per loro il tempo della messa è faticoso, perché non possono fare quello che vogliono e sono obbligati a tenere un certo comportamento.
La maggior parte di loro comincia ad andare alla messa a 6 o 7 anni, quando comincia il catechismo, spesso senza la presenza dei genitori, o, quando questa c’è, è funzionale alla loro custodia e vigilanza.
In questo modo i bambini vivono la messa quasi esclusivamente come un prezzo da pagare per poter fare la festa di prima comunione, con i regali e i pranzi con cui si accompagna. E poi la cresima
La scarsa partecipazione alla messa da parte dei genitori non aiuta a compre4nderne l’importanza. I genitori, infatti, insistono con i loro figli che mangino, che dormano, che si vestano, che studino… e loro stessi per primi fanno queste cose. Allo stesso modo non avviene per le cose della fede.
Se i genitori sono convinti del valore della messa, trovano anche il modo di comunicarlo ai figli, con l’esempio, ancor prima che con le parole. Se una famiglia mette l’andare a messa tra le cose importanti, anche quando è in vacanza, il bambino apprenderà questo valore e vi aderirà come parte della vita della sua famiglia. Diventa uno “stile di famiglia”, dove la fede, con i suoi segni e i suoi gesti è importante.
La coerenza e l’impegno dei genitori sarà uno stimolo all’obbedienza e all’omologazione, che vanno comunque sempre accompagnate dal dialogo, dalle spiegazioni e dalle motivazioni.
Diversa è la situazione al momento dell’adolescenza. A quel punto sarà determinante, più che la famiglia, il gruppo degli amici e dei coetanei.
Se i ragazzi decideranno di lasciare o allentare la pratica religiosa, i genitori proseguiranno con coerenza la loro testimonianza di fede, cercheranno di dialogare e discutere approfonditamente, troveranno un modo rispettoso di esprimere il loro dissenso e la loro disapprovazione, ma poi li lasceranno liberi e responsabili delle loro decisioni.

LA PARROCCHIA E HALLOWEEN
Alcune persone hanno insistito perché ci pronunciassimo in maniera decisa contro la festa di Halloween, perché non appartiene alle nostre tradizioni, evoca divinità pagane e spiriti del male e propone modelli legati al consumo e al commerciale.
Tutte queste osservazioni sono vere. Tuttavia bisogna riconoscere che nelle feste dei bambini ( e dei genitori!) è prevalente non l’aspetto culturale, ma il clima di incontro e di festa gioiosa tra ragazzi e famiglie. Forse non è il caso di gridare allo scandalo e organizzare una crociata, per non cadere nel fanatismo religioso che oggi si diffonde sempre di più.
Più che alle autorità religiose e ai preti spetta alle comunità e alle famiglie non tanto lottare contro queste manifestazioni, ma mantenersi fedeli alle sane tradizioni, alla festa di tutti i santi e alla memoria dei defunti, con il significato che queste hanno per la nostra fede.
Si può vivere con leggerezza e serenità la festa di Halloween, ma si deve anche andare alla messa il giorno dopo e pregare per i defunti, magari recandosi presso le loro tombe. E questa potrebbe essere l’occasione per raccontare ai bambini le storie di famiglia, i legami di parentela e di affetto, i racconti del Bene che scalda il cuore di tutti…
Del resto anche tra i credenti sono ancora in voga pratiche pagane, come il ricorso a maghi e fattucchiere per togliere il malocchio e per ottenere la liberazione da mali veri o presunti, o alla cabala per avere i numeri che fanno vincere al lotto.
Resta l’aspetto consumistico e commerciale, ma questo c’è anche nel Carnevale, anch’esso di origine pagana,, talora organizzato anche dalle parrocchie e dai catechisti; c’è nella Befana, e, come già abbiamo rilevato con scandalo di qualcuno, in Babbo Natale!
Consumismo e commercio invadono ormai molti momenti della nostra vita. Tocca a noi non lasciarci condizionare e dominarlo entro certi limiti.

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