Commento al Vangelo della domenica delle Palme anno c

COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA DELLE PALME

Vangelo (Lc 22,14-23,56)
14 Quando fu l’ora, Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16 poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. 17 E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, 18 poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”. 19 Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. 20 Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”
21 “Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. 22 Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!”. 23 Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.
24 Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. 25 Egli disse: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. 26 Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. 27 Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.
28 Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; 29 e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, 30 perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.
31 Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; 32 ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. 33 E Pietro gli disse: “Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte”. 34 Gli rispose: “Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi”.
35 Poi disse: “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?”. Risposero: “Nulla”. 36 Ed egli soggiunse: “Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37 Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine”. 38 Ed essi dissero: “Signore, ecco qui due spade”. Ma egli rispose “Basta!”.
39 Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. 40 Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. 41 Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: 42 “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. 43 Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. 44 In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. 45 Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. 46 E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”.
47 Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. 48 Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?”. 49 Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”. 50 E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. 51 Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli l’orecchio, lo guarì. 52 Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? 53 Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre”.
54 Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. 55 Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. 56 Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: “Anche questi era con lui”. 57 Ma egli negò dicendo: “Donna, non lo conosco!”. 58 Poco dopo un altro lo vide e disse: “Anche tu sei di loro!”. Ma Pietro rispose: “No, non lo sono!”. 59 Passata circa un’ora, un altro insisteva: “In verità, anche questo era con lui; è anche lui un galileo”. 60 Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”. E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. 61 Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. 62 E, uscito, pianse amaramente.
63 Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, 64 lo bendavano e gli dicevano: “Indovina: chi ti ha colpito?”. 65 E molti altri insulti dicevano contro di lui.
66 Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: 67 “Se tu sei il Cristo, diccelo”. Gesù rispose: “Anche se ve lo dico, non mi crederete; 68 se vi interrogo, non mi risponderete. 69 Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio”. 70 Allora tutti esclamarono: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. Ed egli disse loro: “Lo dite voi stessi: io lo sono”. 71 Risposero: “Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca”.
23,1 Tutta l’assemblea si alzò, lo condussero da Pilato 2 e cominciarono ad accusarlo: “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”. 3 Pilato lo interrogò: “Sei tu il re dei giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. 4 Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: “Non trovo nessuna colpa in quest’uomo”. 5 Ma essi insistevano: “Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui”.
6 Udito ciò, Pilato domandò se era galileo 7 e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
8 Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. 9 Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. 10 C’erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. 11 Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. 12 In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c’era stata inimicizia tra loro.
13 Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, 14 disse: “Mi avete portato quest’uomo come sobillatore del popolo; ecco, l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; 15 e neanche Erode, infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. 16 Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò”. 17 . 18 Ma essi si misero a gridare tutti insieme: “A morte costui! Dacci libero Barabba!”. 19 Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.
20 Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. 21 Ma essi urlavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. 22 Ed egli, per la terza volta, disse loro: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò”. 23 Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. 24 Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. 25 Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.
26 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. 27 Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28 Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. 29 Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.
30 Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! 31 Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”.
32 Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.
33 Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34 Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.
35 Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. 36 Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: 37 “Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso”. 38 C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei giudei.
39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. 40 Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. 42 E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. 43 Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.
44 Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 45 Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. 46 Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.
47 Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: “Veramente quest’uomo era giusto”. 48 Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. 49 Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.
50 C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. 51 Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei giudei, e aspettava il regno di Dio. 52 Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. 54 Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. 55 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, 56 poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Commento


Tutti gli evangelisti dedicano uno spazio considerevole al racconto della passione e morte di Gesù. La traccia che seguono e i fatti sono fondamentalmente gli stessi, anche se vengono narrati in modo e secondo prospettive diverse. Ogni evangelista presenta però anche episodi, dettagli, sottolineature che gli sono propri. Questi rivelano l’attenzione e l’interesse per alcuni temi di catechesi ritenuti significativi e urgenti per le sue comunità. La versione del racconto della passione che oggi ci viene proposta è quella secondo Luca…Nel suo Vangelo Luca non si lascia mai sfuggire l’occasione per mettere in risalto la bontà e la misericordia di Gesù. Lo fa anche durante la passione…
La reazione contro l’aggressore è spontanea, comprensibile e, dal punto di vista umano, anche giustificabile: nell’orto degli Ulivi, gli apostoli non esitano a porla in atto. Per impedire il sopruso, la violenza, l’ingiustizia, la prima cosa che pensano di fare è mettere mano alla spada. La frase: Signore, dobbiamo colpire con la spada?, nel testo originale non si presenta come una domanda, ma come una decisione: “Signore, noi adesso ricorriamo alla spada!”. E difatti, prima di attendere il parere del Maestro, uno di loro passa alle vie di fatto e stacca l’orecchio destro al servo del sommo sacerdote (Lc 22,49-51).
Gesù interviene e rimprovera severamente Pietro per il gesto inconsulto che ha compiuto. Poi – ed è questo il particolare che solo Luca riferisce – si prende cura del ferito e lo guarisce (Lc 22,51).
Il messaggio che l’evangelista vuole dare è chiaro: il discepolo non solo non può aggredire nessuno, ma è sempre pronto a rimediare ai guai provocati da altri. Si prende cura anche di chi gli ha fatto e magari continua a volergli fare del male.
Il cristiano ha avversari, non può non averne perché, come il Maestro, deve confrontarsi – anche in modo duro – con chi fa scelte di morte, con chi deforma il volto di Dio, con chi porta avanti un progetto di uomo e di società inaccettabili. Ma il cristiano non ha nemici. Il nemico è colui che deve essere annientato, schiacciato, umiliato, eliminato. L’avversario non viene distrutto, ma affrontato per aiutarlo a crescere, a liberarsi dalle sue schiavitù. Le armi vengono usate da chi ha nemici da sconfiggere, non da chi ha, come unica missione, quella di trasformare gli avversari in fratelli. Poco più avanti troviamo un altro particolare toccante.
Come Marco e Matteo, anche Luca dice che, dopo aver rinnegato il Maestro nella casa del sommo sacerdote, Pietro uscì e scoppiò a piangere. Solo lui però nota che il Signore, voltatosi, guardò Pietro (Lc 22,61-62) e il verbo greco che usa non è blepo (vedere), ma emblepo (guardare dentro).
Lo sguardo di Gesù è commovente: non è un rimprovero, ma un gesto di comprensione per la debolezza del suo discepolo. Noi consideriamo l’azione esteriore, il gesto codardo, le parole vili di Pietro. Gesù, com’è solito fare, guarda dentro, vede il cuore del suo discepolo e scopre che egli compie, sì, un gesto pusillanime, ma in fondo gli vuole bene e gli rimane fedele.
Sottolineando questo sguardo, Luca indica ai cristiani di ogni tempo come devono essere considerate le fragilità proprie e dei fratelli: vanno guardate con gli occhi di Gesù, occhi che infondono fiducia e ridonano speranza, occhi che scoprono, anche nel più grande peccatore, una scintilla di amore e lo aiutano a ripartire.
Durante la passione i discepoli non fanno una bella figura: Giuda tradisce, Pietro rinnega, tutti fuggono (Mc 14,50). Gli evangelisti sottolineano questo comportamento vile. Solo Luca cerca di attenuare la responsabilità degli apostoli: non accenna alla loro fuga, anzi, dice che, sul Calvario, “tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano” (Lc 23,49); non riferisce il rimprovero di Gesù a Pietro: “Simone dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola?” (Mc 14,37); trova una scusa per spiegare anche il loro sonno: “Dormivano per la tristezza” (Lc 22,45).
Luca… non sottolinea l’errore commesso, non lo rinfaccia perché sa che chi viene umiliato e svergognato, chi non si sente accolto e stimato malgrado le sue debolezze, finisce per ripiegarsi pericolosamente su se stesso e precludersi ogni via di recupero… Il discepolo di Cristo … non impreca, non maledice, non invoca castighi contro chi gli fa del male (Lc 6,27-36). Anche nei momenti più drammatici pronuncia solo parole di amore…
Solo Luca ricorda che, pochi istanti prima di spirare sulla croce, Gesù ha ancora la forza di dire: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34). Non si riferiva ai soldati, intenti a dividersi le sue vesti, ma ai veri responsabili della sua morte: le autorità religiose del suo popolo. Gesù non si è limitato a ordinare ai suoi di perdonare sempre e senza condizioni, ma ha dato l’esempio. Sarà imitato da Stefano, il primo martire che, piegate le ginocchia sotto i colpi delle pietre scagliate contro di lui, griderà forte: “Signore, non imputare loro questo peccato!” (At 7,60).
Tutti conosciamo a memoria il racconto dell’istituzione dell’eucaristia: lo sentiamo ripetere durante ogni messa. Forse non tutti sappiamo che soltanto Luca riferisce l’ingiunzione del Signore: Fate questo in memoria di me (Lc 22,19). Indubbiamente Gesù ha voluto che il rito dello spezzar del pane e della condivisione del calice venisse ripetuto lungo i secoli dalle comunità cristiane, ma le sue parole non sono solo un invito a ripetere liturgicamente il suo gesto. Lo “spezzar del pane” per Gesù ha un valore simbolico straordinario: in esso ha voluto che fosse riassunta e rappresentata tutta la sua vita, spezzata e donata agli uomini.
“Fate questo in memoria di me” è un invito a fare propria questa sua scelta. Solo chi è entrato in questa logica del Maestro, solo chi, come lui, spezza la propria vita per gli altri può “spezzare il pane eucaristico” con purezza di cuore. Altrimenti la ripetizione del gesto liturgico si riduce a un rito vuoto e, a volte, addirittura ipocrita.
Qual è la malattia, il cancro che distrugge le nostre comunità? È la frenesia per occupare i primi posti, per essere superiori, per dominare, per imporsi agli altri, per ottenere privilegi e titoli onorifici. È questa passione che provoca invidie, critiche, pettegolezzi meschini, divisioni, discordie fra cristiani.
Questa malattia non è di oggi. I Vangeli riferiscono vari episodi spiacevoli, frequenti e meschine discussioni fra gli apostoli desiderosi di definire le precedenze, di stabilire chi fra loro fosse il maggiore. Essi non volevano in alcun modo accettare la proposta del Maestro di farsi piccoli, di scendere all’ultimo posto, di porsi a servizio dei più poveri, di divenire schiavi degli altri.
Come far comprendere ai cristiani che questo insegnamento di Gesù è la legge fondamentale su cui si basa la comunità? Luca ha un’idea: presentare questo tema durante l’ultima cena (Lc 22,24-27). Collocate in questo contesto le parole del Maestro acquistano un valore massimo: diventano il suo testamento, la sua ultima richiesta, dunque devono essere considerate come sacre e inviolabili. Chi di noi avrebbe il coraggio di non compiere ciò che il padre chiede prima di morire?
Dopo l’istituzione dell’eucaristia – dice Luca – gli apostoli cominciarono ad accapigliarsi perché ognuno di loro voleva essere il primo. Gesù allora prese la parola e spiegò che, nella nuova comunità, l’autorità non doveva essere intesa secondo i criteri di questo mondo. Cosa fanno i capi delle nazioni? Hanno il potere, comandano sugli altri, accumulano denaro, esigono maggiore rispetto, pretendono privilegi, aerei personali. Nella chiesa non può essere così! In essa l’autorità è solo servizio. Si badi bene: servire non vuol dire decidere in nome degli altri, imporre il proprio modo di pensare, obbligare a fare quello che si ritiene sia giusto. Questo è ancora dominare. Servire vuol dire occupare davvero l’ultimo posto, rispettare, dialogare, capire, trovare per ognuno un ministero da svolgere con gioia in favore dei fratelli…
Gesù, come ogni atleta prima della gara, si deve preparare e Luca – più degli altri evangelisti – sottolinea come egli si prepara: con la preghiera. Il racconto dell’agonia inizia con la raccomandazione di Gesù ai discepoli: “Pregate per non entrare in tentazione”, poi continua: “si allontanò e, inginocchiatosi, pregava… Entrato in agonia, pregava più intensamente… Poi rialzatosi dalla preghiera… E disse ai discepoli: Alzatevi e pregate” (Lc 22,39-46). Un’insistenza sulla preghiera che ha l’obiettivo di indicare a tutti i cristiani come si ottiene la vittoria.
In questo contesto Luca introduce alcuni particolari significativi. Dice anzitutto che a Gesù “apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo” (v.43). È l’effetto della preghiera. Quando nella Bibbia si parla di angeli non si deve immediatamente pensare a esseri spirituali che assumono sembianze umane. Essi indicano spesso una rivelazione di Dio avvenuta nell’intimo dell’uomo. Nel Getsemani Gesù è stato tentato di fuggire e di scegliere cammini diversi da quelli tracciati dal Padre. La preghiera, il dialogo con il Padre, gli ha fatto comprendere il senso, il valore della sua morte. Egli ha chiesto al Padre di allontanare da lui il calice e la sua preghiera è stata esaudita: non gli è stata risparmiata la sofferenza, non è stato sottratto alla morte, ma è stato illuminato e, sostenuto dallo Spirito, ha dato la sua adesione incondizionata al Padre. Luca vuol dire ad ogni discepolo che, per non essere sopraffatti dalla tentazione, per superare la debolezza e la fragilità umane, bisogna pregare “intensamente”, come il Maestro…
Luca è l’evangelista che, più di ogni altro, parla delle donne che, durante la vita pubblica, accompagnavano il Maestro (Lc 8,1-3). Egli è anche l’unico che dice che, lungo la via verso il Calvario, Gesù incontra un gruppo di donne che piangono e si battono il petto (Lc 23,27-31). Esse non sono responsabili di quanto sta accadendo, piangono per colpe di altri. Sottolineando questo particolare, Luca vuole, ancora una volta, prendere le difese dei deboli, di coloro che pagano le conseguenze dei peccati di altri. Sono gli uomini che, tante volte, combinano disastri, scatenano guerre, provocano violenze e chi ne porta le conseguenze, chi piange sono le donne.
Tutti gli evangelisti dicono che Gesù fu crocifisso assieme a due banditi. Non si trattava di ladruncoli, ma di criminali che avevano ucciso persone. Matteo e Marco riferiscono che ambedue insultavano Gesù. Luca invece narra il fatto in modo diverso. Dice che uno lo oltraggiava, ma l’altro no, anzi, rimproverava il suo compagno e, chiamando Gesù per nome, gli chiese: “Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Il Signore morente gli rispose: “Oggi sarai con me in paradiso”. All’inizio del Vangelo di Luca Gesù compare fra pastori: gli ultimi, le persone disprezzate, gli impuri di Israele. Poi trascorre la sua vita pubblica in mezzo ai pubblicani, ai peccatori, alle prostitute.
Alla fine con chi muore: non con i santi. Anche alla fine – c’era da aspettarselo – si trova fra coloro che più ha amato: i peccatori. Sulla croce ha al fianco due poveri infelici che hanno sbagliato tutto nella vita. È venuto da Dio, ha compiuto il suo pellegrinaggio su questa terra e ora torna al Padre. Torna con uno che rappresenta tutti gli uomini: un peccatore recuperato dal suo amore.

2 Replies to “Commento al Vangelo della domenica delle Palme anno c”

  1. Mary Coppolecchia

    Nella domenica delle palme, cioè nell’entrata di Gesù in Gerusalemme , la chiesa ci propone ogni anno la lettura della passione e morte del Signore e precisamente gli ultimi tre giorni della sua vita terrena : il giovedì con la cena della Pasqua ebraica e l’istituzione della Sua nuova alleanza , la cattura nel podere del Getsemani nelle prime ore del venerdì con i processi davanti al tribunale degli ebrei e dei romani , infine la condanna la morte e la deposizione del corpo nella tomba. Tutti e quattro gli evangelisti , come è stato detto, riportano i fatti accaduti con particolari diversi o dettagli aggiunti proprio perché il Vangelo , cioè la Buona Novella, è unico ma le parole con cui gli uomini lo raccontano sono diverse : infatti si proclama il Vangelo secondo Matteo, secondo Marco, secondo Luca e Giovanni. Alla fine di ogni lettura però si conclude sempre con la stessa affermazione unica per tutti : Parola del Signore.
    Il comportamento di Pietro mi ha sorpreso è un po’ consolato .Lui è stato molto vicino al Signore, lo ha seguito nei tre anni della sua predicazione , durante la cena gli dimostra ancora il suo affetto dicendogli che lui non lo abbandonerà mai , sebbene il Maestro abbia avvertito che satana stava per compiere la sua menzogna .. eppure Pietro fino in fondo cerca di stargli vicino. Quando Gesù viene arrestato tutti i discepoli si dileguano , lui lo segue da lontano fino al cortile del sommo sacerdote però quando viene additato come uno dei discepoli ha paura e rinnega tutto. Vuole salvarsi la pelle perché capisce che le cose si stanno mettendo male per Gesù e quindi anche per lui.Luca è l’unico che ci riporta un dettaglio : Gesù , mentre viene trasferito dal sinedrio al palazzo del governatore romano , lo intravede e lo guarda intensamente . In tutta la scena che dall’arresto si svolge fino ai tribunali , Gesù si preoccupa di tenere lontani i suoi e più volte dice ‘ sono io quello che cercate “ proprio perché si adempisse ciò che aveva detto al Padre “non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”( Gv.18,9).Eppure Pietro lo tradisce lo stesso,e quando si rende conto che Gesù glielo aveva sussurrato già in anticipo cosa fa ? Il suo cuore è pieno di paura, sgomento, delusione ; si riconosce povero , misero , riprovevole , un parolaio…e quando sente questa contrizione del cuore per non avere saputo dare testimonianza all’affetto che lo legava al suo rabbi , le lacrime salgono agli occhi e si prostra in un pianto di dolore perché sta riconoscendo di essere una creatura fragile, ha bisogno del perdono . Ecco la differenza tra la Pietro e Giuda .Giuda si rende conto che ha fatto una cosa grave, più grande di lui, sta provocando la morte del suo Maestro ; tanta è la sua disperazione che non riesce a sentirsi bisognoso di perdono , è come in un tunnel senza via di uscita , solo la morte lo può liberare da quell’orribile senso di colpa .Il satana ha compito in lui la sua opera , fino in fondo. In Pietro no , il Signore della Vita, il Padre misericordioso lo ha salvato dal tentatore e dal peccato, perché Pietro lo ha riconosciuto .Che lo sguardo intenso di Gesù possa aiutarci a riconoscere le nostre miserie , i nostri tradimenti e ci faccia desiderare di ritornare a Lui , nella pace e nella gioia del suo perdono.

  2. Riccardo

    E’ un commento di grandissima portata che abbraccia con grande delicatezza i temi e i cardini portanti della Parola, per cui c’é veramente poco da aggiungere.
    Preghiamo perchè ogni pasqua rappresenti sempre per noi un “passaggio” (dal significato della parola originale in ebraico) verso un impegno personale sempre più sentito per cercare di diomostrrare con i fatti l’essere cristiani.
    Senza farci sgomentare dall’indifferenza, incomprensione, egoismo ed individualismo di questa società, che mal sopporta la “contraddizione” /Simeone) che Gesù ha portato nel mondo.

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