E’ Domenica (14-02-2021) – VI domenica del t.o. anno b

COMMENTO AL VANGELO –VI DOMENICA DEL T.O.

La VI domenica chiude la prima parte del tempo ordinario, per lasciare spazio al tempo della Quaresima, che inizierà mercoledì 17.
I brani proposti dalla liturgia di oggi hanno come protagoniste persone affette dalla lebbra. Come ci spiega la prima lettura, tratta dal libro del Levitico, la lebbra era una malattia che comportava l’emarginazione dell’ammalato dalla comunità, che poteva essere riammesso solo se, una volta guarito, si presentava al sacerdote.
Anche nel brano del Vangelo è presente un lebbroso, che si avvicina a Gesù chiedendogli in ginocchio di purificarlo. Gesù, in quella supplica, percepisce tutta la sofferenza di una persona costretta all’isolamento, che si trova al di fuori della cerchia sociale. Decide, quindi, di intervenire e di guarire quell’uomo, come aveva fatto domenica scorsa con la suocera di Pietro. Non desiderando essere una celebrità, tuttavia, Gesù ammonisce il lebbroso guarito di non fare parola con nessuno di quanto avvenuto, bensì di recarsi da un sacerdote affinché, secondo le prescrizioni dell’antica legge di Mosè, potesse essere riammesso nella comunità. Con queste parole, Gesù ci dimostra ancora una volta come egli non sia venuto per abolire la Legge dell’Antico Testamento, ma per portarla a compimento ed andare oltre quella concezione di religione fatta soltanto di precetti e regole da seguire alla lettera. La novità di Gesù è una visione nuova delle cose, fatta di Parola di Dio incarnata quotidianamente e che è motore per tutte le azioni.
La lebbra da cui ci può liberare Gesù non è solo quella fisica. Attualizzando la Parola ascoltata oggi, possiamo vedere in essa i nostri peccati, da cui possiamo essere purificati se, come il lebbroso, lo desideriamo realmente, grazie al sacramento della confessione. Anche i nostri peccati, infatti, sono simili alla lebbra e ci impediscono una piena comunione con Dio e il prossimo. Tuttavia, Gesù può “toccare” anche noi, il nostro cuore, se, con umiltà, glielo permettiamo.

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – clicca sopra per leggere la parola di Dio

 INTRODUZIONE AL TEMPO DI QUARESIMA
Sunto tratto dal quotidiano ‘Avvenire’

Col Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima. È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. E’ un tempo di cambiamento interiore e di pentimento che «annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita», ricorda papa Francesco.
Il numero 40
Nella liturgia si parla di “Quadragesima”, cioè di un tempo di quaranta giorni. La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame».
Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale, quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb, quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona.
Nei Vangeli sono anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo. Questo tempo ricorda che la vita cristiana è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire», ha spiegato Benedetto XVI nel 2011.
Le ceneri
Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni (così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni). Durante la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte. La cenere imposta sul capo è un segno che ricorda la nostra condizione di creature ed esorta alla penitenza. Nel ricevere le ceneri l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai». Il primo richiamo è alla conversione che significa cambiare direzione nel cammino della vita e andare controcorrente (dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio). La seconda formala rimanda agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Gen 3,19). La Parola di Dio evoca la fragilità, anzi la morte, che ne è la forma estrema. Ma se l’uomo è polvere, è una polvere preziosa agli occhi del Signore perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità.
I segni: digiuno, elemosina, preghiera
Il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono i segni, o meglio le pratiche, della Quaresima. Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. Esso «costituisce un’importante occasione di crescita», scrive papa Francesco perché «ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario» e «ci fa più attenti a Dio e al prossimo» ridestando «la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame».
Il digiuno è legato poi all’elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone ». . Non è un caso che nelle diocesi e nelle parrocchie vengano promosse le Quaresime di fraternità e carità per essere accanto agli ultimi.
La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. Per papa Francesco, «dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi».
La liturgia
Come già accaduto nelle settimane che precedono il Natale, in Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote mutano e diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”. Tuttavia la quarta domenica di Quaresima, quella chiamata del “Laetare”, vuole esprimere la gioia per la vicinanza della Pasqua: perciò nelle celebrazioni è permesso di utilizzare gli strumenti musicali, ornare l’altare con i fiori, le vesti liturgiche sono di colore rosa.
Quaresima e Battesimo
Fin dai primi secoli di vita della Chiesa la Quaresima era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede per giungere a ricevere il Battesimo a Pasqua. Successivamente anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a Cristo. Nelle domeniche di Quaresima si è invitati a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni, di coloro che si preparano a ricevere il Battesimo, in modo che l’esistenza di ciascuno recuperi gli impegni di questo Sacramento che è alla base della vita cristiana.

One Reply to “E’ Domenica (14-02-2021) – VI domenica del t.o. anno b”

  1. Riccardo

    Penso con tristezza a come l’umanità non sia cambiata molto dopo oltre 2000 anni, allora il lebbroso era evitato, scacciato e ridotto ai margini perchè si pensava che la sua malattia gli togliesse lo status di essere umano. Oggi la lebbra, a parte quella vera che nel terzo mondo esiste e uccide ancora oggi, é rappresentata dal pregiudizio, dall’ignoranza, dal rincorrere il fatuo, il frivolo, l’inutile, dal giudicare il prossimo non per quello che é ma per quello che ha, anzi, che non ha.
    Ogni anno la Quaresima deve essere quindi il momento per fare il punto su quanto siamo riusciti a realizzare durante l’anno per cercare di purificare noi stessi e il prossimo da questa subdola malattia che ci prende il cuore e l’anima, chiedendo l’aiuto al Signore e chiedendogli, parafrasando le parole del lebbroso del Vangelo “…..se vuoi puoi purificarmi….e io, povero peccatore, lo voglio”

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