E’ domenica – XII domenica del tempo ordinario

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IL GIUSTO VIVRA’ PER LA SUA FEDE

C’è sempre un po’ l’equivoco che la missione sia un “andare”, un “dire”, un annunciare contenuti che abbiamo ricevuto. E, per molti aspetti è così. La liturgia della Parola di questa domenica ci aiuta a riprendere in mano la nostra vita e considerare come la “missione” sia la vita stessa dei credenti.
Nella prima lettura il profeta Geremia prova angoscia per il fatto che la calunnia che sente intorno a sè (“Denunciatelo! Sì, lo denunceremo”) si trasforma in triste realtà. Persino i suoi amici sono pronti ad attendere la sua caduta, una specie di vendetta che lo vede umiliato e prostrato. Eppure il suo cruccio è proprio quello di verificare come la sua condizione sia frutto di ciò che il Signore gli ha detto di annunciare. Se è così odiato è perché dice ciò che il Signore gli ha consegnato. Per questo la sua fede rimane salda e la paura per ciò che gli potranno fare i nemici non prende il sopravvento.
La lettera ai Romani, nella seconda lettura, presenta il tema della grazia e del peccato, attraverso le figure del secondo Adamo, Cristo, e del primo Adamo. Questa è la buona notizia, che il dono di grazia, in Cristo, si è riversato su tutti con abbondanza. La buona notizia ora fa parte della missione misericordiosa della chiesa che vuole che tutti si salvino.
Infine, il vangelo parte dal discorso missionario di Gesù ed evidenzia la possibilità per i discepoli di dover rischiare molto per lui e per il suo messaggio. Ma il Signore è al loro fianco. Chiede di essere riconosciuto con la loro vita. La missione, dunque, non è una tecnica da imparare, è piuttosto una comunione da vivere con gratuità e un messaggio che porta in sé la presenza del Cristo Salvatore.

 COMMENTO AL VANGELO

Dopo le solennità delle scorse domeniche, ritorniamo oggi al tempo ordinario, alla XII domenica. Nel brano del Vangelo secondo Matteo, risalta immediatamente un’espressione, ripetuta più volte da Gesù: “Non abbiate paura”. È un’esortazione a non nascondere la nostra fede e a non vergognarsene, ad esserne testimoni sinceri che, con franchezza, si fanno portatori del messaggio della Parola di Dio. La Parola deve infatti essere annunciata senza il timore del giudizio altrui, ma con il coraggio che proviene dall’amore. Ci troviamo quotidianamente in situazioni in cui la scelta più comoda e rassicurante sarebbe quella di non testimoniare, ma di allinearsi al pensiero comune, facendo seguito alle tendenze del momento. Gesù, con questo suo invito a non avere paura, ci vuol dire proprio questo: di non nascondere la nostra fede nel momento in cui essa ci pone in una situazione scomoda, ma di metterla in pratica con il coraggio e la forza che ci vengono da Lui.
“Non avere paura” suona anche come una promessa che Gesù ci fa. Infatti, nella seconda parte del brano, siamo rassicurati da Gesù su quanto noi siamo importanti per Dio. Quel Dio che si prende cura anche del passero, il più umile fra gli uccelli che volano in cielo, ama certamente anche noi uomini! Ecco quindi che il non aver paura deriva dalla fede che noi riponiamo in Dio, nel fatto che non ci lascerà mai soli, ma che ci guiderà con l’amore di un padre: è per questo motivo che non dobbiamo avere paura! Certi di non essere abbandonati a noi stessi, perseveriamo quindi nella fede e testimoniamola nonostante gli ostacoli che ci vengono posti davanti. Sull’esempio grandissimo di tanti martiri che hanno dato la loro vita pur di non rinnegare la propria fede, anche noi facciamoci testimoni instancabili di Cristo.

XII domenica del t.o. -clicca qui per le letture

CONVERSIONE SECONDO LA LAUDATO SI’

Domenica 24 maggio, al Regina Coeli, Papa Francesco ha lanciato un anno speciale dedicato alla celebrazione dell’anniversario della Laudato sì, augurandosi che questo anno e il decennio a venire possano costituire un tempo di cambiamento, creando un tempo di Giubileo” per la terra, per l’umanità e per tutti gli esseri viventi. L’anno di anniversario proseguirà con una serie di iniziative a partire dalla salvaguardia del Creato che porranno l’accento su una “conversione ecologica in azione”. L’urgenza della situazione è tale da richiedere risposte internazionali. In particolare è necessario creare un “movimenti popolare” dal basso e un’alleanza di tutti gli uomini di buona volontà. Papa Francesco ci ricorda che “tutti possiamo collaborare come strumenti per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità” (L.S, 14). Tutti siamo consapevoli e responsabili del destino della nostra casa Comune e delle necessità che ogni uomo sulla terra ha il diritto e l’opportunità di vivere dignitosamente. In effetti, il Pianeta sta urlando il suo disagio ed altrettanto stanno facendo i poveri, ma nonostante la crescente criticità della condizione umana e delle risorse naturali, tutto il nostro pensiero, ci piaccia o no, è strutturato attorno all’economia. Si direbbe che nel mondo finanziario sacrificare sia normale. Non abbiamo dato ascolto alle catastrofi. Chi parla più degli incendi in Australia, o del fatto che un anno e mezzo fa una nave ha attraversato il Polo Nord, divenuto navigabile perché il ghiaccio si è sciolto? Chi parla delle inondazioni? Non sarà la vendetta della natura, ma certamente è la sua risposta.
E’ indispensabile rallentare il ritmo di consumo e di produzione (Laudato Sì, 191) e imparare a comprendere e a contemplare la natura. E a riconnetterci con il nostro ambiente naturale. La traduzione concreta di questa connessione è, come dice papa Francesco, “vedere il povero. Gesù ci dice che ‘i poveri li avete sempre con voi’ Ed è vero! E’ una realtà, non possiamo negarla. Sono nascosti, perché la povertà si vergogna. Sono là, gli passiamo accanto, ma non li vediamo. Fanno parte del paesaggio, sono cose. S. Teresa di Calcutta li ha visti e ha deciso di intraprendere un cammino di conversione. Vedere i poveri significa restituire loro l’umanità. Non sono cose, non sono scarti, sono persone. Non possiamo fare una politica assistenzialistica come con gli animali abbandonati… Mi permetto di dare un consiglio: è ora di scendere nel sottosuolo… passare dalla società disincarnata, alla carne sofferente del povero, è una conversione doverosa. E se non cominciamo da lì, la conversione non avrà futuro”.

1 thought on “E’ domenica – XII domenica del tempo ordinario

  1. Riscoprire Gesù e incontrare Dio significa accettare il cambiamento che lui ci propone. Noi non siamo obbligati a seguirlo, ma nel momento in cui lo Spirito Santo ci fa scoprire quanto abbiamo bisogno della sua Parola ci rendiamo conto che accettare il messaggio di Gesù implica muoversi in un ottica e su un terreno che non lascia spazio a tentennamenti o a compromessi di alcun genere. L’amore per il fratello, l’attenzione per i più deboli, il rispetto per la diversità, il perdono verso chi ci ha fatto del male e l’impegno perchè ci si possa muovere sulla linea che i vangeli ci cindicano presuppongono una scelta di campo netta e chiara.
    Una scelta che non é semplice né comoda perchè significa prendere posizione su temi come la giustizia, la solidarietà, il rispetto per la natura, l’esigenza di una giustizia sociale ed economica che assicurino a tutti la dignità senza la quale l’uomo perde valore. Una scelta che però – se ponderata e vissuta con coerenza – ci può fare sentire utili e coerenti con il cambiamento dell’anima di cui parlavo all’inizio e, soprattutto, parte della comunità.

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