E’ domenica – XIII domenica del tempo ordinario – anno a

Riflessioni del Vangelo

L’ACCOGLIENZA,  LO STILE DEL CRISTIANO

I testi della liturgia di oggi ci danno speranza. L’ elemento che li accomuna, è la fiducia che il Signore ripone nei suoi discepoli, nei profeti e nei suoi messaggeri. Chi li vede, intravede il riflesso di Dio.
E’ il caso del profeta Eliseo, nella prima lettura, alle prese con l’ospitalità gratuita offerta da una donna di Sunem che, insieme al marito, riesce a predisporre una piccola stanza al piano superiore per l’”uomo di Dio”, “santo” che passa da loro. Dio abita la casa dei suoi servi e li ricolma di ogni bene.
Nella seconda lettura Paolo, continuando la riflessione sulla vita nuova portata da Cristo, parla del battesimo, cioè dell’esperienza che i credenti fanno nell’immersione (nella morte di Cristo) per emergere come figli della luce (risorti in Cristo). La metafora del battesimo è chiara: se Gesù risorto non muore più, anche noi, uniti alla sua morte, vivremo per sempre con lui.
Il vangelo sottolinea la grandezza dell’accoglienza. I discepoli che portano la parola, la presenza e la forza della buona notizia che è Gesù Cristo e il suo regno, sempre più vicino all’uomo, sono riflessi di lui: Chi accoglie loro, accoglie il Maestro e il Padre che lo ha mandato. La missione della chiesa non è strategia: è annuncio, amore, perdono, condivisione della salvezza che viene annunciata a tutti. A ciascuno è chiesto di mettere il Signore al primo posto.

COMMENTO AL VANGELO

Il brano del Vangelo della XIII domenica del tempo ordinario, ad una prima lettura, può apparire spinoso e difficile da mettere in pratica. Gesù chiede ai discepoli di amare lui più dei genitori e dei figli. È spiazzante sentirselo dire e sembra contraddire la nostra logica. Tuttavia, Gesù non ci chiede di trascurare i nostri affetti e le persone a cui teniamo. Ci chiede, invece, di mettere al centro della nostra vita la fede nel Signore e, tramite l’amore a Lui, amare gli altri. Si tratta, dunque, di una scelta radicale, che lascia un’impronta indelebile sulla nostra vita e comporta scelte coerenti, non sempre facili. L’amore per Dio passa, infatti, anche attraverso le difficoltà, le croci che troviamo inevitabilmente lungo il viaggio della vita. Se però le affrontiamo tenendo presente la centralità che Dio ha nella nostra vita, tutto sarà più semplice.
L’esortazione di Gesù è poi quella di abbandonare l’egoismo con cui teniamo la nostra vita per noi e di farci testimoni del cammino che abbiamo intrapreso, senza badare alle conseguenze. Infatti, Gesù ci assicura che chi si mette alla sua sequela, mettendo in gioco la propria vita, sarà ricompensato: “chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”.
Così come noi dobbiamo farci testimoni di Gesù, dobbiamo anche essere in grado di riconoscere chi ha abbracciato la croce e si comporta di conseguenza. Infatti, accogliendo chi è discepolo di Gesù, si accoglie Gesù stesso e, quindi, Dio. I “profeti” e i “giusti” di cui parla il Vangelo possono presentarcisi anche in chi meno ci aspettiamo, tramite un gesto, un’azione, un comportamento. Se disponiamo il nostro cuore all’accoglienza e compiamo ogni gesto con l’amore che ci viene da Dio, anche offrire un semplice bicchiere di acqua fresca si trasforma in un gesto che ci ottiene la vita eterna.

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno a – clicca sopra per vedere le letture

UNA SPIRITUALITA’ ECOLOGICA

Siamo di fronte a una ingiustizia climatica, che rileviamo nelle grandi distruzioni (Filippine, Amazzonia, Australia… solo per citarne alcune) come nella costante e quotidiana aggressione del Creato per interessi speculativi. La Laudato Sì rappresenta, rispetto a tutto questo e rispetto all’incapacità dei governanti di trovare soluzioni credibili ed efficaci, il faro verso cui dirigersi. Ci fa comprendere a quale Speranza siamo chiamati. “Dio che ci chiama alla dedizione generosa e a dare tutto , ci offre le forze di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade (L.S. 245)”.
Scegliere la Laudato Sì vuol dire assumersi concretamente ed in prima persona l’impegno a seguire quella strada con tutte le nostre forze, andando allo stesso tempo lentamente e velocemente. La lentezza è legata al bisogno di spiritualità, di ringraziamento per il dono della vita e del creato, perché “la continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce oggi all’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro. Gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale”. Di fronte all’andamento del mondo, vi è la “grande ricchezza della spiritualità cristiana, generata da venti secoli di esperienze personali e comunitarie… Non si tratta tanto di parlare di idee, quanto soprattutto delle motivazioni che derivano dalla spiritualità al fine di alimentare una passione per la cura del mondo. Infatti non sarà possibile impegnarsi in cose grandi soltanto con delle dottrine, senza una mistica che ci animi, senza qualche “movente interiore che ci dà impulso, motiva, incoraggia e dà senso all’azione personale e comunitaria”.
Per vivere la spiritualità non basta l’azione personale, occorre quella comunitaria, il reciproco sostegno per scelte forti e coraggiose che nascono dalla riflessione comune. Se “i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, è perché i deserti interiori sono diventati così ampi”. Dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della praticità, si fanno spesso beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la pratica dell’essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana (L.S. 216-217).

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